Lo sfruttamento delle risorse forestali da parte dell'uomo risale ai primi albori
della vita umana sulla Terra; ovviamente, il legno ha costituito l'unica fonte energetica fino alla scoperta dei
giacimenti di combustibili fossili. Non solo, il bosco ha dato nutrimento e materiale da costruzione in epoche
passate, si può affermare, anzi, che anticamente il bosco veniva molto più intensamente sfruttato di quanto
si faccia oggi, poiché del bosco si utilizzava tutto (ma certamente le foreste erano molto più estese e le
popolazioni umane meno numerose).
Dopo secoli di storia,i boschi sono giunti fino ai nostri giorni, modellati,
modificati, a volte completamente stravolti, ma se ancora esistono lo dobbiamo a quell'insieme di regole,
di pratiche, di conoscenze che vanno a costituire nel loro complesso la Selvicoltura. Questa è la scienza che
studia le dinamiche d'accrescimento e di perpetuazione del bosco e che ne elabora i criteri di ‘coltivazione’
finalizzati a utilizzare l’interesse (incremento legnoso) senza intaccare il capitale (bosco). L’obiettivo
principale che un selvicoltore si prefigge è la rinnovazione naturale da seme del bosco, processo indispensabile
alla sua perpetuazione.
Attualmente la gestione delle foreste si configura - sempre più spesso ed in maniera
molto drastica -nel divario ideologico e politico esistente tra la posizione dei forestali (che prevedono l'utilizzazione
in termini produttivi ed economici, secondo i dettami della selvicoltura classica) e la posizione degli ambientalisti -
orientata in base ad un presunto spirito ecologista - secondo cui il bosco si conserva se lo si lascia alla sua
'naturale' evoluzione, senza effettuare alcun tipo di taglio e d'intervento. E fondamentale oggi superare tale
divario nell'ottica di una gestione polifunzionale del sistema bosco che unisca le diverse istanze.
Conservare un bosco, soprattutto se ad alta valenza ambientale, non può e non deve
ridursi al semplice non tagliare (come spesso accade in aree protette), poiché in tal modo si allungano enormemente
i tempi di ritorno al sistema originario con il rischio di perderlo del tutto.
Il problema e molto più complesso poiché ciò che si vuole conservare è lo status attuale delle cenosi forestali, le
quali non sono propriamente formazioni 'naturali' (essendosi originati dall'intervento dell'uomo), ma sistemi dinamici
ed aperti soggetti a lenta e costante evoluzione.