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ERACLITO
L’educazione ambientale è l'educazione a riconoscere e a tener conto delle relazioni locali e globali; la parola chiave è partecipazione. L'ambiente è "aula decentrata, fabbrica di cultura", l'insegnante funge da guida e da intermediario fra gli studenti e la realtà circostante. L'educazione ambientale è strumento fondamentale per "destare una chiara presa di coscienza e una migliore comprensione dei problemi dell'ambiente", inteso non più solo come ambiente sociale. Il processo didattico alla riscoperta dell'ambiente, del territorio e della città è composto da due livelli in stretta relazione. Un livello esistenziale, il quale prevede un approccio percettivo, un'esperienza non strutturata o finalizzata alla conoscenza. Un livello cognitivo alla cui base vi è una visione di ambiente come fitta rete di relazione, e che rielabori le esperienze "su campo" effettuate. La metodologia da adottare deve essere transdisciplinare e flessibile, che si modifica in funzione delle risposte dell'ambiente, sia esterno (il territorio) sia interno (il gruppo di lavoro). L’obiettivo dell'educazione ambientale e iniziare un percorso per raggiungere la "saggezza olistica" di cui parla Gregory Bateson. Non si devono indicare le azioni da compiere per avere una "mente ecologica": non si devono dare soluzioni, ma la possibilità di farsi nuove domande. Il vero scopo dell'educazione e quello di suscitare l'interesse degli allievi mentre la trasmissione dell'informazione deve servire a promuovere tale interesse. Si studia mentre si vive e si vive mentre si studia: istruzione e realtà quotidiana interagiscono, si nutrono l'una dell'altra, interessano l’intero percorso della vita. L'educazione deve essere ricerca di valore nel proprio ambiente, ricerca dei principi fisici e psicologici che governano la nostra vita per applicarli alla realtà, al fine di creare nuovo valore.
Per muoversi con una certa familiarità nel "pianeta verde" non occorrono necessariamente grandi credenziali scientifiche. Basta spesso, come punto di partenza, essere appassionati escursionisti, possedere spirito di osservazione, nutrire curiosità e interesse nei confronti del mondo vegetale. Cominciando da qui, ci si può costruire una competenza specifica lavorando "su campo"e trasformarsi in piccoli botanici dilettanti passando dalla semplice osservazione al riconoscimento delle varie specie, delle loro caratteristiche, dei diversi adattamenti all'ambiente. Gli alberi, in particolare, con le loro varietà di forme, dimensioni e colori e data la loro presenza in ambienti diversi (dal livello del mare alle alte quote, dei territori selvaggi alle grandi città), rappresentano un buon oggetto di studio per chi vuole accostarsi alla botanica e conoscere la complessità del mondo vegetale.
L'albero è immobile e "subisce" il suo ambiente. E' muto ed e difficile cogliere i suoi messaggi. Ma osserviamo con maggiore attenzione: il suo corpo è pieno di segni, racconti della sua vita, degli odi e degli amori, delle ferite più o meno profonde. Iniziamo ad ascoltarlo e scopriamo storie e capiamo che in fondo l'albero si muove, reagisce, anche se molto lentamente. Il lavoro della nostra cooperativa è raccogliere queste storie, dare un nome ai personaggi e capire di cosa l'albero ha bisogno per continuare a vivere. Il metodo che utilizziamo si chiama V.T.A. (Visual Tree Assesment - Analisi Visiva degli Alberi).
L'acqua e fra le risorse naturali la più importante ma anche la più vulnerabile. Nel nostro territorio, ricco di questo elemento, i rischi di contaminazione delle falde acquifere non derivano certo da scarichi di grossi impianti industriali. E' invece un'agricoltura irrazionale e non ecocompatibile che mette a rischio acque superficiali e sotterranee.
La storia geologica della Tuscia ha lasciato i suoi segni sul nostro territorio. Basta osservare una foto aerea per vedere i solchi, le rughe che mostrano gli anni del paesaggio dell'alto Lazio. Questi solchi sono le forre. Ogni forra ha un Fiume, un Fosso, un Rio che l'attraversa e ogni città ha il suo corso d'acqua. Mezzo di comunicazione, fonte di cibo e (ovviamente) di acqua, luogo sacro...da sempre, la relazione fra antropico e naturale, è evidente in questo ecosistema.
Viterbo è una città ancora da scoprire, nei suoi aspetti meno appariscenti, nelle strade e nelle piane che hanno visto passare secoli di storia e vita. Negli ultimi anni si è ritrovato il gusto di visitare e conoscere città e territori che sono rimasti marginali rispetto alle grande attrattive artistiche culturali. I Beni Culturali sono molto spesso stati intesi in un ottica solamente artistica. Ma il bene culturale e anche la città nel suo insieme, la vita che l'ha attraversata, le tradizioni, i lavori ormai scomparsi, i mercati e le fiere, le botteghe artigiane, gli orti cittadini, le mura come primo confine col resto del modo, le celebrazioni religiose e gli eventi politici e sociali.
Quanto sanno gli abitanti dell'attuale Viterbo di quelle persone che li hanno preceduti? Quanto erano differenti da loro? E come si svolgevano le giornate dentro le mura della città? Che tipo di lavori si facevano? Cosa si mangiava? Come si passava il tempo libero? Dove ci si incontrava?
Dal medioevo ad oggi la città di Viterbo ha mutato sicuramente il suo aspetto, per i cambiamenti storici che l'hanno interessata ma anche per esigenze pratiche e quotidiane. Possiamo ancora scorgere nelle sue piazze e nelle sue strade, nei palazzi e nelle torri, i luoghi che sono stati il teatro di avvenimenti politici, eventi religiosi, guerre cittadine, ma soprattutto della vita degli abitanti della città.
La formazione urbanistica, la nascita del comune, le lotte tra famiglie, l’influenza e la presenza dei Papi. E ancora i cambiamenti del '900, i bombardamenti della seconda guerra mondiale e le ricostruzioni, hanno profondamente influito sulla vita dei cittadini di Viterbo, nelle loro abitudini e nelle loro esigenze quotidiane.
Nella definizione più generica il rifiuto può coincidere con l’intenzione di disfarsi di "qualcosa fi di un oggetto, di un prodotto non più utilizzabile. Ci si disfa di qualcosa che si vuole eliminare, invece si dovrebbe produrre qualcosa che si vuole riutilizzare. In questo senso va riconsiderato il rapporto dell'uomo con i rifiuti che produce.