Pianificazione Paesaggio PAESAGGIO

[...]
Non sono autorizzato a sapere la nuova
Italia che è nata come se dieci anni
fossero un anno solo: lei già
nel ’64, io nel ’54 [...]

Ché
io, del Nuovo
Corso della Storia
– di cui non so nulla – come
un non addetto ai lavori, un
ritardatario lasciato fuori per sempre –
una cosa sola comprendo: che sta per morire
l’idea dell’uomo che compare nei grandi mattini
dell’Italia, o dell’India, assorto a un suo piccolo lavoro,
con un piccolo bue, o un cavallo innamorato di lui, a un piccolo
recinto, in un piccolo campo, perso nell’infinità di un greto o una valle,
a seminare, o arare, o cogliere nel brolo vicino alla casa
o alla capanna, i piccoli pomi rossi della stagione
tra il verde delle foglie fatto ormai ruggine,
in pace... L’idea dell’uomo... che in Friuli...
o ai Tropici... vecchio o ragazzo, obbedisce
a chi gli dice di rifare gli stessi gesti
nell’infinita prigione di grano o d’ulivi,
sotto il sole impuro, o divinamente vergine,
a ripetere a uno a uno gli atti del padre,
anzi, a ricreare il padre in terra,
in silenzio, o con un riso di timido
scetticismo o rinuncia a chi lo tenti,
perché nel suo cuore non c’è posto
per altro sentimento
che la Religione.


(Pier Paolo Pasolini, Nuova poesia in forma di rosa)





Un "territorio" è brusio vitale. Energia. Processo. Sedimento. Interminata trasformazione. Trasformazione ecologica, ergologica, colturale-culturale. Impasto multi-forme e multi-verso di tracce/indizi nello spazio-tempo del Luogo. Formicolio/palinsesto di voci indistinte e compresenti.
Malinconica eco di chi sia già uscito dal teatro della vita, apponendovi un proprio segno, una qualche manomissione creativa, graffiandovi una propria parola-fossile.
Ma anche epifania divinatoria di chi invece a questo teatro non si è affacciato ancora (ma lo farà, prima o poi, perché destinato a ereditarlo, a prenderlo in consegna per ritrasmetterlo a sua volta).
Il Paesaggio è dunque anche ascolto di un “territorio”, della sua inesauribile energia segnica.

Il Paesaggio è una entità complessa, un contenitore di processi distinti: biologici, ecologici, cognitivi, culturali ed economici. “Il Paesaggio è l’insieme eterogeneo e dinamico di tutti gli elementi, le funzioni relazionali e i processi trasformativi che costituiscono la superficie terrestre e formano l’ecosfera o una determinata porzione di essa. Sono caratteri e proprietà fondamentali del Paesaggio:
- l’unitarietà dell’insieme e la differenziazione degli elementi componenti, che ne fanno un’entità unica, compiuta e ad elevata complessità;
- la configurazione e la struttura sistemica, con i suoi caratteri funzionali e strutturali, che lo identifica come un sistema superiore, formato da sottosistemi “naturali” e “antropici”, con le loro mutue connessioni e interrelazioni;
- la natura dinamica, che lo definisce come un processo evolutivo in continuo divenire, nel le attività trasformatrici “naturali”, abiotiche e biologiche, nonché quelle derivanti dalle necessità materiali e culturali della collettività umana, interferiscono e si integrano.” (Valerio Romani, Il Paesaggio. Percorsi di Studio)


Tutti i sistemi sono attraversati da energia, da materia ma anche da informazione. La capacità di organizzazione, quindi anche la “forma” che i sistemi assumono, è funzione dell’informazione. Maggiore è la quantità di informazione più il sistema è organizzato. Non è materiale eppure condiziona e modella la materia. È quindi una componente paritaria ad energia e materia ed in certi sistemi è la componente più importante (sistemi urbani). Una delle sue espressioni più compiute è il nostro pensiero. Il pensiero è informazione allo stato puro e l’uomo si nutre di informazione più di ogni altro organismo.
I sistemi sono composti da domini che ne definiscono il campo di esistenza non entrando nei dettagli del funzionamento ma creando il contesto entro il quale il sistema esiste. Tali domini si sovrappongono, convergono, interferiscono e differiscono, si scambiano quindi informazione creando così una loro identità che comprende quella degli altri. Sono quindi funzione dell’informazione.
Ma l’informazione è relazione, processo. Assumendo che, come detto, l’uomo è l’organismo che maggiormente si nutre di informazione possiamo ipotizzare che le sue storie e le sue memorie siano portatrici di una grande quantità di relazioni. Ma i domini esistono e permettono l’organizzazione, e quindi l’esistenza di un sistema, solo se l’informazione viene messa in circolo.
Così come una statua lignea che abbandonata in uno scantinato di una chiesa, ormai priva di qualsiasi capacità di agglutinare memoria, una volta restaurata ed esposta diviene un bene culturale trasformandosi in un operatore retorico della memoria, la storia, la testimonianza, quando è raccontata e ascoltata diviene un costruttore di sistemi. In un sistema urbano la memoria è le possibilità, e l’atto del raccontare è la creazione della città intesa come luogo, identità, persone.
La memoria dei processi depositata nel dominio della cultura consente di recuperare elementi fondamentali per la nostra sopravvivenza.

Una poesia in forma di rosa. Una denuncia in forma di racconto.
In Nuova poesia in forma di rosa Pasolini ci insegna che anche un territorio può morire. Nel segno di un "progresso come falso progresso". Egli vaticina con tempestività le velenose derive antropologiche indotte dall’accelerazione neocapitalista che al principio degli anni ’60 disidratò la fertile, sottile pellicola paesistica del territorio italiano.
Con il “Nuovo Corso della Storia” (“la nuova/ Italia che è nata come se dieci anni/ fossero un anno solo”) principiava a morire infatti quella tradizione che per migliaia di pazienti anni era andata scrivendo i paesaggi dell’ecumene. E, con essa, principiava a morire l’idea stessa “dell’uomo che compare nei grandi mattini/ dell’Italia”: la tradizione-natura che spinse infinite generazioni di giovani a domare corsi d’acqua, a scavare rocce, ad arare terre, a "rifare gli stessi gesti" dei padri "nell’infinita prigione di grano o d’ulivi".
Pasolini compone Nuova poesia in forma di rosa il 3 settembre del ’63. Pochi mesi dopo, è il marzo del ’64, girando nella Tuscia alcune scene per il Vangelo secondo Matteo, incontra la Torre di Chia, il “paesaggio più bello del mondo”. Se ne innamora. Desidera comprarla. Andarci a vivere. Scende a giocare al campo di pallone di Bomarzo.
Il poeta friulano ci insegna che anche un paesaggio può essere salvato.
Ci insegna che il racconto è l’antidoto.

Pianificazione Paesaggio

AREE PROTETTE

Il parco è l’inizio di una effettiva riconversione del territorio,
o meglio dei costumi della sua trasformazione verso l’abolizione
generalizzata di separazione fra usi, consumi e tutela della risorsa,
e come tale esso è quindi proiettato verso l’esterno,
è luogo di ricerca, di sperimentazione per il ripristino
degli ecosistemi degradati e della difesa del suolo in generale,
ma anche di vere e proprie sperimentazioni urbanistiche,
architettoniche, tecnologiche e persino giuridiche.


(Valerio Giacomini, Uomini e Parchi)




Un’Area Protetta è un luogo dove la "natura" può essere ammirata e preservata per le future generazioni. Un’Area Protetta è un laboratorio di buone pratiche di gestione attiva del Paesaggio. Un’Area Protetta è uno strumento per promuovere la sostenibilità. Un’Area Protetta è cultura transdisciplinare, complessa. Magari non servirà più quando avrà portato a termine con coerenza e caparbietà la propria missione ma oggi deve divenire Centro di Ecologia Applicata, destinando tempo e risorse per la ricerca, per la formazione interna e esterna, divenendo addirittura punto di riferimento per le Università. Nelle Aree Protette si deve fare ricerca applicata alla pianificazione, gestione e conservazione. L’Ente Gestore e il proprio personale tecnico sono, al pari di chi l’area la "abita", presidio del "territorio". Conoscono a fondo le dinamiche e le vulnerabilità, ne hanno esperienza diretta e per tempi sufficientemente Pianificazione Paesaggio lunghi (Per fare un esempio, la conoscenza di un disturbo antropico, della sua estensione, intensità, frequenza, durata, reversibilità, può essere ottenuta solo in un arco di tempo non inferiore a 1-2 anni. Tempi più lunghi occorrono per comprendere disturbi a specie, comunità).

Se è vero che un’ Area Protetta deve essere un "luogo" che permetta di consolidare esperienze di pianificazione, gestione e conservazione, in cui risolvere i problemi per passare dalla teoria ad una pratica consolidata da poter applicare anche a ciò che ne è "fuori", deve essere un "luogo" che possa vantare particolare dovizia ed efficienza di manifestazioni biologiche spontanee, a fianco di insediamenti umani non eccessivamente o irreversibilmente caratterizzati da forme spinte di alterazione. Un’ Area Protetta non può essere caratterizzata solo da aree “naturali” ma deve necessariamente comprendere anche zone ed interessi soggetti all’uomo e alle sue attività, deve conservare e valorizzare anche valori di grande importanza morale e culturale che erano patrimonio delle passate generazioni, abituate da secoli a vivere a fianco della natura.
Il rischio è altrimenti quello di trovarsi di fronte ad “ambienti” che cerchiamo di conservare in modo radicale inseriti in una matrice senza alcun controllo sulla compatibilità ambientale (empty world). Nel modello full world l’uomo vive in stretto contatto con i processi naturali che cerca di incorporare in maniera retroattiva.

Un’ Area Protetta non potrà perciò essere solo un "oggetto" o un "territorio" o un’area particolare caratterizzata da fenomeni biologici rilevanti, bensì un costume amministrativo, uno strumento politico, l’integrazione fra uso, consumo e tutela della risorsa "Paesaggio".
Pianificazione Paesaggio Pianificazione Paesaggio

Sistema Informativo Geografico - G.I.S.


"Un sistema è un gruppo o un insieme di oggetti riuniti da qualche interazione regolare o da una mutua dipendenza per realizzare un determinato fine" - Shannon, 1988

GIS - Foto 1 Nel Sistema Informativo il fine è ottenere una informazione, definibile come un insieme di dati in grado di produrre conoscenza. Il dato è la registrazione elementare della realtà attraverso simboli grafici e/o acustici, codificabili su supporto adeguato all'uso che se ne intende fare.
Da questo punto di vista, quindi, un Sistema Informativo non è necessariamente un sistema informatico; tuttavia è un dato di fatto che lo sviluppo dei Sistemi Informativi, nei diversi campi di attività dell'uomo, è ormai strettamente legato allo strumento informatico.
Prima di definire un Sistema Informativo Geografico potrebbe essere utile introdurre una prima distinzione fra i diversi tipi di sistemi informativi, separando quelli che potremmo definire Sistemi Informativi di tipo tradizionale - deputati ad elaborare, con finalità di natura sostanzialmente gestionale, dati privi di connotazione spaziale (forma, dimensione, localizzazione, ecc.) - dai Sistemi Informativi di tipo diverso - finalizzati a produrre elaborazioni su dati che assumono una certa rilevanza in quanto dotati di una determinata forma geometrica e/o di una determinata collocazione nello spazio. All'interno di questa categoria si collocano, fra gli altri, i Sistemi Informativi Geografici (GIS).
I GIS possono essere utilizzati in molte aree della programmazione e gestione territoriale: la possibilità di variare, praticamente a piacere, la scala delle mappe visualizzate, e usare rappresentazioni diverse (carte topografiche, catastali, foto aeree ortonormalizzate, ecc.) in modo concorrente, facilitano enormemente il riconoscimento e l'analisi dei dati.
È utile chiarire che un GIS (Geographic Information System - Sistema Informativo Geografico) fa esplicito riferimento alla rappresentazione geografica di informazioni, un SIT (Sistema Informativo Territoriale) fa invece riferimento al territorio e può anche prescindere dall'aspetto meramente cartografico. Non necessariamente un Sistema Informativo Territoriale è anche un Sistema Informativo Geografico: basti pensare ad esempio alle applicazioni informatiche in uso presso le Amministrazioni Comunali per la gestione dell'anagrafe dei cittadini, che - pur non contenendo una base cartografica - sono a tutti gli effetti dei SIT in quanto gestiscono informazioni riferite al territorio. È evidente che ciò non vale per il contrario, in quanto un GIS è necessariamente anche un SIT. I Sistemi Informativi Territoriali sono preposti all'archiviazione, integrazione ed aggiornamento di una grossa mole di dati territoriali. Nei SIT il punto centrale è lo sviluppo di un data base molto dettagliato, mentre sono escluse tutte le operazioni di analisi e manipolazione dei dati. Sono sistemi gestionali a grande scala orientati prevalentemente per la gestione dei servizi, delle reti tecnologiche e per il catasto.
I Sistemi Informativi Geografici utilizzano invece la componente cartografica di base come uno strato informativo su cui "appoggiare" le informazioni geografiche di interesse. Questo genere di sistema consente di gestire ed analizzare ogni relazione spaziale intercorrente fra tutti gli elementi che fanno parte del data base. Tramite modellazione, interrogazioni, analisi su grandissime moli di dati, sia per quanto concerne le componenti spaziali sia per le componenti descrittive, i Sistemi Informativi Geografici favoriscono la conoscenza dell'effettiva situazione del territorio e forniscono informazioni che sono di supporto a gruppi decisionali che gestiscono progetti legati al territorio.
Strutturando il Sistema Informativo Geografico opportunamente si può ottenere un prodotto completo, che diviene sia un mezzo per la consultazione di informazioni legate al territorio da parte di un utente occasionale sia un ottimo strumento di supporto alle pubbliche amministrazioni nella fase decisionale e di pianificazione di interventi ordinari e straordinari.
GIS - Foto 1 I due elementi che contraddistinguono un GIS sono la sua componente Posizionale e quella Descrittiva. La prima difficoltà che si incontra nella realizzazione è quella dell'uniformazione dei dati spaziali e descrittivi a disposizione.




Posizionale - Cartografica

La cartografia può essere in formato cartaceo o digitale e in quest'ultimo caso possiamo disporre di immagini raster o vettoriali. Il formato vettoriale opera la codifica delle singole entità geografiche per mezzo di elementi (punti, linee e poligoni), le cui coordinate vengono memorizzate in forma vettoriale. Ogni vettore rappresenta un elemento geografico al quale vengono associati descrizioni testuali (es. nome), misure, simboli, ecc. Questo tipo di codifica è particolarmente adatto per ottenere rappresentazioni cartografiche con qualità che non dipende dalle scelte di scala.
Il formato raster si basa sulla scomposizione del territorio oggetto di studio in un reticolo regolare di celle elementari (pixel). Ad ogni pixel viene associato un valore numerico (classe) rappresentativo della situazione riscontrata sulla corrispondente porzione di territorio, con riferimento alla variabile tematica considerata. Così operando, la zona di interesse viene suddivisa in un certo numero di aree elementari (tutte quadrate e della stessa dimensione) ad ognuna delle quali viene associata l'informazione territoriale opportunamente codificata in forma numerica. Le mappe tematiche relative alla stessa area (coperture) devono essere perfettamente sovrapponibili e ciò consente di eseguire facilmente analisi territoriali basate sul confronto spaziale dei diversi tematismi.
GIS - Foto 1 Nel caso specifico si è adottato il formato vettoriale per la maggior precisione di restituzione che questo ha rispetto a quello raster. Il primo passo è quindi quello di digitalizzare dati cartacei e vettorializzare alcune delle informazioni in formato raster. Già a questo livello è evidente come il Sistema che si va a realizzare è strettamente dipendente dal tipo di informazioni che si intendono estrarre dal Sistema stesso, dalle "domande" che si porranno al GIS. Ad esempio la vettorializzazione di una rete viaria dovrà essere realizzata diversamente se la "domanda" che si intende porre riguarda il calcolo di distanze, traffico, percorsi ottimali, ovvero riguarda la manutenzione del manto stradale e dell'impiantistica. Nel primo caso le strade dovranno essere vettorializzate come linee e nodi nel secondo come superfici e quindi poligoni.
Per risolvere il problema dei diversi sistemi di riferimento e delle diverse coordinate si può procedere "automaticamente", se il programma in uso dispone di pacchetti applicativi in grado di effettuare, con sufficiente rigore, ogni tipo di trasformazione dei dati, ovvero "manualmente" tramite un normale calcolatore tascabile, programmabile ovvero tramite un PC, anche di modeste prestazioni. Questo è un problema non trascurabile se si pensa che solo in Italia esistono vari sistemi di riferimento geodetici e cartografici.

Descrittiva - Informativa

L'enorme mole di dati alfanumerici, è spesso - se non sempre - su supporti diversi, è ridondante, obsoleta e a volte assente. Prima di iniziare ad elaborare il nostro progetto di GIS dobbiamo aver a disposizione tutti i dati recuperabili sull'argomento di interesse. Non si può rischiare di trasferire le informazioni a nostra disposizione in una banca dati che risulterà essere già vecchia al momento della sua creazione. Il successo del progetto del GIS è tanto più assicurato quanto maggiormente minuziosa è la prima fase di preparazione. In questa fase si creerà un data base aggiornato e aggiornabile "automaticamente" e velocemente che, integrato alla componente Posizionale, permette di realizzare il Sistema Informativo Geografico.






FUMETTI E ILLUSTRAZIONI

Dal 2006 la cooperativa promuove la funzione didattica del fumetto nelle scuole della Tuscia e nella casa circondariale Mammagialla di Viterbo, in collaborazione con Coop. Sociale PASSAGGI.


Under Contruction SPETTACOLI E PASSEGGIATE

Di prossima attivazione.


Sarà disponibile da APRILE 2010