Verde urbano LE POTATURE INDISCRIMINATE
Ippolito Pizzetti, 1977, Piante e fiori del giardino

Aprile è il mese più crudele, scriveva il poeta. Forse per gli uomini. Per gli alberi delle nostre città sono ancora più crudeli marzo e febbraio, in cui vengono sconciati e deformati nel modo più barbaro. E non soltanto in quelle vie dove tale operazione è richiesta (come invariabilmente rispondono i responsabili delle mutilazioni alle proteste di qualche cittadino) dalle necessità civiche e del traffico, ma persino nelle piazze, nei parchi e nei giardini privati dove sfido chiunque a provarmi la necessità di quel trattamento (che non trova riscontro né in Inghilterra, né in Germania, né in molti altri paesi civili d’Europa e del mondo).(....)

Il mutilare un albero a quel modo solo perché è provvisto di una vitalità straordinaria è altrettanto stupido e crudele quanto il divertirsi a strappare la coda ad una lucertola perché la natura le ha dato la facoltà di riformarla.

Gli architetti che nel Sette e Ottocento fiancheggiarono i grandi viali trionfali di platani, lo fecero nel rispetto di certe proporzioni, per cui alla vastità degli spazi bianchi della strada rispondeva l’ampiezza verde delle chiome.

Il fatto che più tardi, quando le proporzioni architettoniche sono cambiate, si sia continuato a piantare lungo certe anguste strade cittadine ostinatamente e monotonamente i platani, per doverli poi ridurre a larve focomeliche, rivela soltanto quella pigra soggezione all’uso propria di chi del tutto privo di sensibilità artistica e di fantasia. Come lo scambiare lo scoppio rabbioso di vitalità di un albero, che viene ridotto quasi ogni anno ad un informe troncone, per un segno di salute, dimostra una madornale ignoranza dei processi di natura, una ottusità completa verso i suoi ritmi, e una cecità totale per le sue forme che può avere soltanto chi abbia accettato la degradante disciplina della produzione e del consumo a regola di vita.

Se il contadino taglia il tralcio al salice è perché gli serve per legare la vite, non certo per promuovere la crescita dell’albero e abbellirne la forma. Se l’albero da frutta viene radicalmente potato, sarà per aumentare la produzione, ma a tutto discapito della durata e della forma naturale dell’albero. Possono essere legittimi gli interventi dettati dalla necessità, quando come dettati dalla necessità sono riconosciuti, ma è del tutto illegittimo e assurdo rovesciare le parti, e gabellare l’artificio per legge di natura. Lo stesso criterio deve essere seguito anche per le piante ornamentali, per chi ha un terrazzo o un giardino: la forbice va usata come uno strumento chirurgico e non come una baionetta d’assalto.


VERDE URBANO
Verde urbano

E' a tutti noto il ruolo svolto dal cosiddetto 'verde urbano' nel confronti del microclima, della qualità dell'aria e della generale vivibilità dell'ambiente cittadino; inoltre, esso costituisce un elemento di fondamentale rilievo nella definizione del paesaggio e nella creazione di habitat idonei per numerose specie animali. Un aspetto invece spesso trascurato riguarda il rapporto che la popolazione instaura con il verde urbano: legame affettivo, valore simbolico, "amore per la natura" sono alla base dell'interesse che i cittadini mostrano per parchi e alberate.

Tale interesse spesso spinge molta gente a creare comitati per la difesa di un parco o induce persone ad incatenarsi ad un albero per impedirne l’abbattimento. Queste azioni, sebbene fatte in buona fede, sovente sono proprie di persone che ignorano completamente le problematiche (fitosanitarie e dendrostatiche) inerenti il patrimonio arboreo, ma in ogni caso dimostrano il profondo attaccamento della gente agli alberi in ambiente urbano. Ciò probabilmente perché la vegetazione in città evoca immagini ataviche di boschi ormai scomparsi o sempre più lontani dalle città; rappresenta cioè quel che rimane di un profondo legame culturale ed emotivo con la terra. In tal senso e fondamentale informare attentamente la popolazione riguardo le azioni da compiere e gli interventi già effettuati a carico del patrimonio arboreo cittadino.

Analisi visiva
ANALISI VISIVA: V.T.A. (VISUAL TREE ASSESSMENT)

A cosa serve?

Il metodo V.T.A. è Stato elaborato nel 1990 dal Prof Claus Mattluck dell'Università di Kalrsruhe, risultando ben presto fondamentale per l'identificazione e la valutazione degli alberi a rischio statico. Attraverso l'osservazione e l’interpretazione del "linguaggio somatico" della piante è possibile trarre fondamentali informazioni sia sullo stato fitosanitario, sia sulle caratteristiche strutturali e meccaniche.



Perchè ricorriamo al V.T.A. ?

Qualsiasi intervento sul verde arboreo non può e non deve prescindere dal fatto che si tratti di organismi viventi. Il V.T.A. permette di monitorare l'evolversi dei processi di carie del legno ed il divenire dei processi di adatta mento degli alberi all'ambiente circostante, rendendo possibile personalizzare ed ottimizzare le operazioni colturali per ogni singolo esemplare arboreo.



Quando il VTA
Quando ricorriarno alla V.T.A. ?

Consideriamo il V.T.A. un utile strumento di diagnosi e di pianificazione e per tale motivo viene impiegato sempre più frequentemente prima degli ordinari interventi di potatura. La precoce diagnosi delle varie problematiche connesse alla salute del singolo albero garantisce maggiori possibilità di successo nel recupero delle alberate, prevenendo fenomeni di schianto e cedimento.



Dove ricorriarno alla V.T.A. ?

Ciascuna alberata dovrebbe essere oggetto d'indagine, ma - dato il grande numero di alberi presenti in città - non si rende possibile un intervento a tappeto su tutto il patrimonio arboreo; è quindi necessario seguire scale di priorità, partendo cioè dai viali alberati più importanti per prestigio, per flusso di frequentazione o per caratteristiche delle alberate stesse (numero di esemplari, età, dimensioni medie, condizioni generali di salute, etc.).



INDAGINI STRUMENTALI

Sono il naturale complemento dell'analisi visiva; quando infatti il V.T.A. evidenzia alterazioni significative sia di tipo strutturale che fitosanitario si ricorre ad un approfondimento d'indagine mediante l'utilizzo di dendrodensitometro (Resistograph), Martello ad impulsi di Metriguard e Frattometro.


Capitozzatura
CAPITOZZATURA

La capitozzatura è una tecnica cesoria largamente diffusa che consiste nel ridurre drasticamente la chioma di un albero senza badare alla struttura dei rami, alla dimensione dei tagli e alla presenza di gemme. Oggi, i più grandi esperti del settore sono unanimemente concordi nel metterla al bando in quanto pratica estremamente dannosa alla salute delle alberate e causa principale di schianto e cedimento di esemplari arborei; in aggiunta, capitozzando un albero si viene meno ai principi basati sul rispetto della naturale si offende il comune senso dell'estetica. Le più deleterie conseguenze sono: danneggiamento estetico (l'architettura tipica di ciascuna specie viene profondamente modificata e si perde l'habitus caratteristico); aumento del volume delle chiome (piante “a candelabro”, frutto della capitozzatura, ingombrano di più di piante cresciute liberamente); problemi fitosanitari (proliferazione di parassiti fitofagi; squilibri metabolici e conseguenti marciumi radicali; ingresso di funghi di carie); problemi di stabilità e di incolumità pubblica (scosciatura di rami; carie del fusto e dei rami; cedimento per ribaltamento della zolla a causa dei marciumi radicali).



Taglio di ritorno
TAGLIO DI RITORNO

Tecnica opposta alla capitozzatura e il taglio di ritorno: consiste nel recidere la branca immediatamente al di sopra di un ramo di ordine inferiore a quello che si elimina; il ramo che così rimane sostituisce la cima di quello asportato assumendone le funzioni. E considerata un'operazione di potatura “indiretta” in quanto, anche se il soggetto viene privato nel suo complesso di grosse quantità di legno e ridotto nelle sue dimensioni, consente sia di mantenere una corretta ed armonica successione fra i diametri dei diversi assi vegetativi (con evidente beneficio per l'estetica) sia di mantenere una adeguata percentuale quantitativa e qualitativa di gemme. Le più benefiche conseguenze sono: assenza o drastica riduzione di getti in corrispondenza del punto di taglio (la presenza della cima permette l'uniforme distribuzione della linfa evitando un suo accumulo nella zona di taglio con conseguente riscoppio di polloni); attività vegetativa distribuita in modo uniforme su tutta la pianta; minor stress vegetativo (si scongiura una ridotta attività fotosintetica causata dalla notevole riduzione della massa fogliare tipica delle potature troppo drastiche); riduzione delle ferite da taglio (con minore possibilità di penetrazione da parte di funghi agenti di carie e reazioni di cicatrizzazione meno stressanti ed impegnative).


Endoterapia ENDOTERAPIA

L'endoterapia è un metodo che consente la difesa del verde ornamentale da manifestazioni parassitarie nuove e vecchie, facili e difficili, tramite soluzioni tecniche che garantiscono: massima efficacia; lunga persistenza; minima dispersione di prodotti fitoiatrici nell'ambiente; sicurezza dei cittadini; nessun intralcio alla circolazione. Le tecniche endoterapiche consistono in iniezioni (Arboprof, Arbocap) a pressione sul tronco con prodotti fitoiatrici specifici, che sono poi traslocati dalla pianta all’interno dei vasi xilematici, in senso acropeto (verso la chioma) e basipeto (verso le radici). Sono necessarie quando: gli alberi da trattare sono situati nei pressi di abitazioni, di corsi d'acqua o di altre zone a rischio, dove non si può correre il rischio di disperdere veleni nell'ambiente; gli alberi sono alti e quindi non raggiungibili con trattamenti tradizionali (nebulizzazioni) quando si tratta di insetti di difficile controllo (rivestimenti cerosi ed impermeabili, difficile raggiungibilità, etc.); quando si tratta di particolari patologie. Le tecniche endoterapiche sono state sperimentate con successo principalmente contro: acari, insetti (Minatrice dell'Ippocastano, Tingide del Platano, Minatori fogliari, Scolitidi, Afidi, Cocciniglie), malattie fungine (Antracnosi dell'Ippocastano, Antracnosi del Platano, Mal bianco, Phytophtora spp) e sindrome di deperimento di alcune specie. Sono state sperimentate con successo principalmente sulle seguenti specie arboree: Ippocastano, Platano, Tiglio, Olmo, Querce, Albizzia, Faggio, Cedro. Pini, Noce, Bagolaro, Betulla, Magnolia, Castagno, Gelso, Liriodendro, Abeti, Aceri, Liquidambar, Albero di Giuda, Corbezzolo, Robinia, Carpini, Cipressi. etc. Le tecniche endoterapiche possono inoltre essere impiegate per la bonifica di opere e strutture lignee attaccate da insetti xilofagi (tarli, capricorni dei travi, ecc.)


GIARDINI
Under Contruction

Sezione in fase di allestimento