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LE POTATURE INDISCRIMINATE
Aprile è il mese più crudele, scriveva il poeta. Forse per gli uomini. Per gli alberi delle nostre città sono ancora più crudeli marzo e febbraio, in cui vengono sconciati e deformati nel modo più barbaro. E non soltanto in quelle vie dove tale operazione è richiesta (come invariabilmente rispondono i responsabili delle mutilazioni alle proteste di qualche cittadino) dalle necessità civiche e del traffico, ma persino nelle piazze, nei parchi e nei giardini privati dove sfido chiunque a provarmi la necessità di quel trattamento (che non trova riscontro né in Inghilterra, né in Germania, né in molti altri paesi civili d’Europa e del mondo).(....)
Il mutilare un albero a quel modo solo perché è provvisto di una vitalità straordinaria è altrettanto stupido e crudele quanto il divertirsi a strappare la coda ad una lucertola perché la natura le ha dato la facoltà di riformarla.
Gli architetti che nel Sette e Ottocento fiancheggiarono i grandi viali trionfali di platani, lo fecero nel rispetto di certe proporzioni, per cui alla vastità degli spazi bianchi della strada rispondeva l’ampiezza verde delle chiome.
Il fatto che più tardi, quando le proporzioni architettoniche sono cambiate, si sia continuato a piantare lungo certe anguste strade cittadine ostinatamente e monotonamente i platani, per doverli poi ridurre a larve focomeliche, rivela soltanto quella pigra soggezione all’uso propria di chi del tutto privo di sensibilità artistica e di fantasia. Come lo scambiare lo scoppio rabbioso di vitalità di un albero, che viene ridotto quasi ogni anno ad un informe troncone, per un segno di salute, dimostra una madornale ignoranza dei processi di natura, una ottusità completa verso i suoi ritmi, e una cecità totale per le sue forme che può avere soltanto chi abbia accettato la degradante disciplina della produzione e del consumo a regola di vita.
Se il contadino taglia il tralcio al salice è perché gli serve per legare la vite, non certo per promuovere la crescita dell’albero e abbellirne la forma. Se l’albero da frutta viene radicalmente potato, sarà per aumentare la produzione, ma a tutto discapito della durata e della forma naturale dell’albero. Possono essere legittimi gli interventi dettati dalla necessità, quando come dettati dalla necessità sono riconosciuti, ma è del tutto illegittimo e assurdo rovesciare le parti, e gabellare l’artificio per legge di natura. Lo stesso criterio deve essere seguito anche per le piante ornamentali, per chi ha un terrazzo o un giardino: la forbice va usata come uno strumento chirurgico e non come una baionetta d’assalto.
E' a tutti noto il ruolo svolto dal cosiddetto 'verde urbano' nel confronti del microclima, della qualità dell'aria e della generale vivibilità dell'ambiente cittadino; inoltre, esso costituisce un elemento di fondamentale rilievo nella definizione del paesaggio e nella creazione di habitat idonei per numerose specie animali. Un aspetto invece spesso trascurato riguarda il rapporto che la popolazione instaura con il verde urbano: legame affettivo, valore simbolico, "amore per la natura" sono alla base dell'interesse che i cittadini mostrano per parchi e alberate.
Tale interesse spesso spinge molta gente a creare comitati per la difesa di un parco o induce persone ad incatenarsi ad un albero per impedirne l’abbattimento. Queste azioni, sebbene fatte in buona fede, sovente sono proprie di persone che ignorano completamente le problematiche (fitosanitarie e dendrostatiche) inerenti il patrimonio arboreo, ma in ogni caso dimostrano il profondo attaccamento della gente agli alberi in ambiente urbano. Ciò probabilmente perché la vegetazione in città evoca immagini ataviche di boschi ormai scomparsi o sempre più lontani dalle città; rappresenta cioè quel che rimane di un profondo legame culturale ed emotivo con la terra. In tal senso e fondamentale informare attentamente la popolazione riguardo le azioni da compiere e gli interventi già effettuati a carico del patrimonio arboreo cittadino.